Il caso di successo di un hair stylist italiano a New York - Lavorare in America con un visto O1

01/02/2017

Visto O1 per uno hair stylist italiano in America

EZIO DIAFERIA - La storia di successo di un hairstylist italiano negli Stati Uniti d'America

Grazie all'ottenimento del Visto O1 per abilità straordinarie, Ezio può legalmente lavorare negli Stati Uniti, a New York, come hairstylist. Intervistato da ExportUSA, Ezio ha condiviso alcune impressioni sulla sua esperienza di lavoro a New York e in America

Ezio (Vincenzo) Diaferia è nato a Gravina, Puglia, e ha intrapreso la carriera da hairdresser e hairstylist da giovanissimo, praticando nel suo paese natale. La sua ambizione lo ha portato a viaggiare prima in tutta Italia e poi all'estero, lavorando per sfilate, editoriali e grandi clienti, tra Milano, Parigi e New York. Il suo nome compare sulle riviste più importanti: Vogue, Glamour, Marie Claire, Harper's Bazaar... Ora Ezio vive a New York -città che sente sua- e ha potuto coronare questo sogno grazie alla richiesta e al rilascio del visto O1, dedicato a coloro che hanno abilità straordinarie.


Lavorare a New York con un visto O1D: Perché hai deciso di venire a vivere negli Stati Uniti e quali sono le differenze che riscontri rispetto all'Italia, soprattutto in merito al modo di vivere e di lavorare?

Ho deciso per il trasferimento negli Stati Uniti perché, lavorando come freelance, volevo fare un salto di qualità ed essendo ambizioso avevo voglia di lavorare con clienti più grandi. Sicuramente l'America è un paese dove il salto di qualità si riesce a fare. A differenza dell'Italia qui vige la meritocrazia e questo costituisce un vantaggio rispetto alle possibilità che si hanno in Italia.

Gli italiani hanno una marcia in più rispetto nel campo dello hairstyling e abbiamo molte cose che ci rendono speciali: il buon gusto, la cultura del cibo... sicuramente non siamo i migliori a gestire le situazioni, a differenza degli americani ma, per quella che è la mia esperienza, gli hairstylist italiani sono sempre ben visti in America.

Abbiamo una manualità diversa rispetto a quella americana, siamo diversi sia nel modo di lavorare che nel vedere le cose. Non sto dicendo che gli italiani fanno tutto meglio, è una questione di approccio/punto di vista/tecnica diversa.

L'americano ha un approccio più tecnico e tecnologico, mentre noi abbiamo un approccio artigianale ed è proprio questo che fa la differenza. Per quanto riguarda il mio campo, essendo un libero professionista e lavorando nella moda, il mercato americano è totalmente diverso da quello italiano. Per molte cose, gli americani sono all'avanguardia, per il campo della moda c’è la possibilità di lavorare con fotografi molto famosi e realizzare bellissimi lavori, a differenza che in Italia. A New York, dove lavoro, c'e' anche tanto lavoro commerciale e spesso l'approccio con le modelle e con il lavoro stesso può sembrare più commerciale che avant-garde.

A New York c’è la possibilità di lavorare con un target di clientela molto alto, perché cantanti, attrici, modelle famose si distribuiscono tra New York e Los Angeles e, rispetto a quando lavoravo in Italia, qui mi capita spesso l'occasione di lavorare con top model.


D: Rispetto al lavoro, hai dovuto approcciarti in maniera differente?

Noi hair-stylist dobbiamo capire come approcciarci, cosa dobbiamo dire e non dire, fare e non fare. Le modelle sono un tipo di clientela diversa rispetto a quella che si presenta in negozio, hanno una vita più lussuosa e sono abituate al bello. Quando si trovano sul set -soprattutto se sono famose- e non ti conoscono come parrucchiere sono sempre un po' restie, hanno timore che tu possa rovinare la loro immagine e bisogna far capire loro che sei bravo e che si possono fidare di te. Tutto ciò deve avvenire nel giro di poco: arrivi sul set, incontri la modella, devi riuscire a capire quanto in là ti puoi spingere con lei, se puoi avere un rapporto confidenziale o strettamente lavorativo. La bravura sta nel conquistare la modella e il cliente.


D: A livello di esperienza personale, qual è stato il tuo impatto con la cultura americana? È stato difficile integrarsi in una città come New York?

Premetto che vivo a New York da poco più di un anno, ma era già da 10 anni che facevo avanti e indietro dall'Italia sia per le sfilate che per i servizi fotografici. Lavorare a New York non è una cosa nuova per me, ma è anche vero che viverla è un'esperienza totalmente diversa. A New York mi sono sentito subito a casa, l'ho sentita mia dalla prima volta ed è una città che ti fa stare bene – e anche male! Questa città non è assolutamente facile da vivere, tantomeno è facile integrarsi. Gli americani hanno una cultura totalmente diversa dalla nostra e nonostante gli italiani vengano ben visti da loro, è difficile far carriera. Per fare il salto c’è anche bisogno di un colpo di fortuna, e se sei ambizioso le cose succedono. Sembra quasi che in America ci si possa costruire la propria fortuna.


D: Procedura di richiesta e rilascio del Visto O-1: come hai vissuto la procedura di ottenimento del visto? Ci sono state delle difficoltà?

Prima di venire a vivere a New York, sono innanzitutto venuto 2 mesi per trovare un'agenzia di hair & make-up di New York che mi aiutasse ad ottenere il visto di lavoro per gli Stati Uniti. Volevo ottenerlo prima di trasferirmi e non è stato facile ottenerlo perché bisogna fornire molta documentazione. Specificamente per il mio caso e per il tipo di visto che ho richiesto, [O1 - abilità straordinarie], mi sono state chieste molte informazioni e ci è voluto tempo per avere tutti i documenti necessari e per ottenerlo. Dal presentare la domanda per la richiesta del visto O1 all'ottenere il visto sono passati sei mesi. L'ambasciata americana non ha inizialmente accettato le mie lettere di referenza e ho dovuto mandare nuovamente tutta la documentazione, ecco il motivo per cui è passato così tanto tempo. Ma si è risolto tutto per il meglio.

Il visto O1 è un visto adatto a chi ha capacità straordinarie, come fotografi, make-up artist, hair-stylist, pittori, musicisti... capacità che devono essere riconosciute a livello internazionale. Non basta soltanto avere un diploma o aver partecipato ai migliori corsi, ma bisogna portare una prova tangibile del lavoro svolto, come una pubblicazione su carta (non digitale!), che attesti la tua bravura. Inoltre, per ottenere questo visto è necessario fornire una documentazione che contenga i lavori svolti (che devono attestare il nome dell'artista e il periodo in cui è stato svolto il lavoro) e -soprattutto!- le lettere di referenza.


D: Stai avendo soddisfazioni dal tuo lavoro negli Stati Unti e -seppur difficile- ci sono opportunità dal punto di vista lavorativo a New York?

Assolutamente. Ci sono tante opportunità per lavorare negli Stati Uniti, il problema sta nel rincorrerle. Devi essere il PR di te stesso: per lavorare di più, devi riuscire ad integrarti: andare ai party, conoscere persone che lavorano nel mondo della moda, farti vedere in giro... anche quello fa parte del lavoro. Qui il networking è ancora più essenziale rispetto all'Italia, mi azzardo a dire che il successo si ha più dal networking che dal lavoro. Essendo nuovo qui a New York, non mi resta che farmi conoscere e per questo motivo cerco di uscire il più possibile.


D: Consiglieresti ad un italiano che lavora nel tuo campo di valutare l’opportunità di venire a lavorare negli USA? di entrare in questo mercato e fare business a New York?

Tutti abbiamo il sogno americano, anche chi non è mai venuto in America ha il desiderio di avere successo e di sfondare. Quello che mi sento di dire è di provare sempre a darsi una chance: magari non succede niente o magari può veramente cambiarti la vita.



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