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Abbigliamento Vintage e di seconda mano: come cambierà nei prossimi due anni il fashion resale in America

Il second hand market oltre la tendenza: un fenomeno duraturo e in vertiginosa ascesa

Marchi, rivenditori e mercati di terze parti insieme per rendere scalabile la moda circolare: dalla compravendita nel negozio di lusso, alla digitalizzazione mainstream, all’innovazione dei sistemi di logistica inversa

Il mercato globale del second hand di lusso, che già vale $ 25-30 miliardi (di cui ben 11 miliardi solo negli USA, vero epicentro del mercato), è in piena espansione; sostenuto anche da una serie di acquisizioni e quotazioni (IPO). Secondo un report di McKinsey & Company, la previsione di crescita per il prossimo decennio del mercato dell’usato è tra il 10 e il 15% annui. La maggior parte delle vendite nell’arena del re-commerce avviene ancora nei negozi fisici, ma piattaforme di trading digitali specializzate e mercati di terze parti come The RealReal, Thredup, Ebay e Vinted detengono una quota di mercato del 25-30% e stanno guidando gran parte della crescita del settore.

Anche i rivenditori multimarca più sviluppati, tra cui Farfetch e Net-a-Porter, si stanno adattando alla tendenza reselling, sfruttando gli ampi dati sui consumatori che comprano sulla loro piattaforma per accedere alle migliaia di label di lusso disponibili. In questo modo riescono a replicare l’esperienza di vendita di capi e accessori nuovi anche nelle proposte pre-loved. Una delle sezioni di maggior successo di Farfetch, ad esempio, è l’area Pre-Owned, in cui è possibile vendere e comprare prodotti usati di marchi prestigiosi. Se poi si ha la necessità di riparare una borsa o delle scarpe, l’e-tailer offre il servizio Farfetch Fix, che consente di calcolare un preventivo per il ritiro, la riparazione e la riconsegna del bene.

Non solo. Ora anche le grandi firme vogliono accaparrarsi la propria fetta di torta, gestendo internamente il customer journey con loro offerta di rivendita. Il motivo è presto detto: il resale non è un fenomeno transitorio, soprattutto in America 'è qui per restare’. Dall’indagine di McKinsey emerge, infatti, che i benefici sarebbero più alti dei rischi e che il prestigio della marca non sarebbe intaccato. Tutt’altro. Il 54% dei consumatori Americani, che di solito acquistano prodotti di ‘prima mano’, ha confermato che la loro percezione nei riguardi di un brand di lusso che si apre al resale sarebbe positiva o comunque non cambierebbe. Mentre Il 46% ha anche specificato che in futuro potrebbe acquistare più prodotti nuovi da marchi di lusso che offrono articoli usati. Ciò significa che negli Stati Uniti si affaccia una nuova era nel mercato del lusso, dove chi non gioca la partita del vintage perde un’opportunità reale e duratura, in cui la patina del passato diventa valore aggiunto, un po’ come nell’arte e nell’antiquariato. Alla luce dei risultati della sua ricerca, McKinsey suggerisce che gli attori del lusso refrattari a questo business potrebbero rivolgersi a specifici target di clienti Americani, come i collezionisti, o puntare a rendere più fluido il processo di ‘ricambio’ dei prodotti, per quei clienti che desiderano vendere pezzi delle passate stagioni e rinfrescare il proprio armadio con nuovi item.

Second-hand e i big del fashion in America: un legame sempre più stretto

C’è chi il passo nel mercato della rivendita l’ha fatto da tempo. Isabel Marant Vintage è stato lanciato a giugno 2021; Gucci, lo scorso settembre, ha puntato sulla rivendita con pezzi vintage Gucci second-hand o provenienti da archivi sugli scaffali virtuali di Gucci Vault. Luxe.Co ha riferito che nel giro di poche ore dalla messa online, molti prodotti sono andati esauriti, tra cui le borse fiammate Bamboo degli anni ’60 e gli abiti in seta stampata del 1999. E ancora, Oscar de la Renta cura capi d'archivio da rivendere attraverso la sua iniziativa Encore By Oscar de la Renta; Kering è entrato con il 5% in Vestiaire Collective, (leader mondiale della vendita second hand di alta gamma), segnalando così il suo interesse nel settore. Anche altre griffe del gruppo Kering, come Balenciaga e Alexander McQueen hanno testato collaborazioni, rispettivamente con Reflaunt (azienda che si occupa di forniture di tecnologie applicate ai servizi di resale) e con Vestiaire Collective. 

Farfetch vende capi di abbigliamento usati insieme ad articoli di lusso nuovi da oltre 10 anni, ma solo di recente ha formalizzato il re-commerce

Tra i pionieri della tendenza spicca ancora una volta Farfetch, entrato nel segmento second-hand già nel 2019, in Europa, con il ramo Second life, e ora è presente in più di 30 Paesi, America in primis. Nel dicembre 2021 l’e-tailer ha acquisito Luxclusif, la realtà di rivendita che fornisce soluzioni B2B, che si occupa dell'acquisto e vendita di beni di lusso ‘used’ per aste, rivenditori, e-commerce e negozi. Con questa integrazione Farfetch mira ad alimentare le sue vendite di second -hand, espandendo l'offerta anche a ready-to-wear e agli orologi, favorendo l'espansione a livello internazionale e ottimizzando il servizio di autenticazione. L’acquisizione di Luxclusif, inoltre, rivela la necessità di potenziare l’unità aziendale ‘Platform solutions’ della società: la divisione specializzata nel fornire tecnologia di vendita al dettaglio ed e-commerce white label ai clienti del settore.

In futuro, vedo la convergenza di prodotti nuovi e usati come un punto di svolta; e l’entrata di grandi marchi e altri rivenditori nel resale-market, finora dominato da mercati di terze parti, - afferma Tom Berry, direttore globale di Farfetch per il business sostenibile. Farfetch spera di collaborare con i luxury brand per collegare lo storico degli ordini dei clienti alla rivendita, in modo da semplificare il processo delle valutazioni di mercato dei prodotti di seconda mano.  – Stiamo anche prendendo in considerazione i passaporti digitali per gli articoli. Siamo ancora agli inizi, ma così saremmo in grado di garantire l'autenticazione e il pubblico acquisterebbe più fiducia nel mercato vintage.

Le sfide che attendono la moda circolare in America

Ad ogni modo, ci sono grandi sfide da affrontare, se la moda circolare vuole mantenere le credenziali di sostenibilità: una delle maggiori motivazioni d’acquisto nel second-hand per le nuove generazioni Americane. Anche mettendo in campo i massimi sforzi per aumentare l'efficienza, infatti, sono pochi i mercati di terze parti davvero redditizi. Sarà fondamentale creare un business model scalabile e ripetibile, insieme allo snellimento del processo di autenticazione per creare massima efficienza e, soprattutto, fiducia nei consumatori. Man mano che sempre più luxury brand lanceranno la propria offerta interna (molte digitali, ma anche in-store) saranno necessarie riconfigurazioni dei negozi, formazione del personale e logistica inversa. Il futuro della rivendita in America sarà un'offerta diversificata, a seconda del prezzo, del posizionamento e del target di ciascun marchio.

Non esiste un modello di rivendita adatto a tutti i marchi, - afferma Stephanie Crespin, fondatrice di Reflaunt. La società, infatti, può offrire anche un servizio modulare che consente ai partner del marchio di creare un'offerta di rivendita personalizzata. Nello specifico, la piattaforma tecnologica di Reflaunt offre servizi come il ritiro di prodotti a casa del cliente o presso drop-off point, la loro autenticazione, la valutazione del loro prezzo di mercato, la gestione professionale del servizio di photoshooting e descrizione del prodotto. La società può, inoltre, pubblicare e curare i prodotti fino alla loro vendita su marketplace internazionali appartenenti al proprio network.

Partner di Reflaunt come Balenciaga e Net-a-Porter, ad esempio, consentono il ritiro di prodotti a casa del cliente, la valutazione del prezzo di mercato e la rivendita su 27 marketplace esterni, tra cui Hardly Ever Worn It e Farfetch by Reflaunt. Da segnalare che anche il colosso del fast fashion H&M è entrato nel re-commerce, utilizzando un modello di compravendita online: i consumatori possono acquistare e vendere articoli di qualsiasi marca.

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