
17 Giugno 2026
Esportare negli USA: cosa cambia nel 2026
Perché le imprese italiane devono prepararsi a un mercato americano più regolato
I dati di luglio confermano la forza degli scambi transatlantici. Per le imprese italiane tuttavia aumentano gli obblighi legati all'Importer of Record, ma esiste un rimedio.

Il Made in Europe e con esso l'export italiano continuano a conquistare il mercato statunitense: i dati di luglio 2026 registrano un balzo per certi versi inaspettato del surplus commerciale dell'Unione Europea con gli Stati Uniti, cresciuto di 5,3 miliardi di euro rispetto allo stesso mese dell'anno precedente fino a sfiorare i 18 miliardi complessivi.
Come sottolineato dall'economista Lucio Miranda a Radio24, l'efficacia e l'attrattività della manifattura europea dimostrano una resilienza superiore alle politiche protezionistiche e ai dazi.
In questo scenario di espansione diviene però fondamentale tutelare i flussi operativi: dal 18 settembre 2026, le modifiche normative alla figura dell'Importer of Record introducono controlli di due diligence per le aziende senza filiale americana, rendendo la presenza diretta negli USA il modello organizzativo ideale per consolidare questo trend positivo.
I numeri indicano chiaramente che l'appeal delle produzioni europee sul mercato americano trascende gli ostacoli tariffari. Gli Stati Uniti si confermano un bacino di sbocco imprescindibile per le aziende italiane, capaci di generare un valore aggiunto costante e di incrementare la bilancia commerciale nazionale ed europea.
Accanto alla notizia positiva sul surplus commerciale, l’intervista ha richiamato un cambiamento operativo importante per chi esporta negli Stati Uniti.
Dal 18 settembre 2026 la U.S. Customs and Border Protection rafforza le verifiche sull’esattezza delle informazioni fornite dagli Importer of Record attraverso il CBP Form 5106.
L’Importer of Record è il soggetto responsabile dell’importazione delle merci negli Stati Uniti. Risponde della correttezza della dichiarazione doganale, della classificazione tariffaria, del valore, dell’origine dei prodotti e del pagamento degli oneri dovuti.
Se i dati presenti nel Form 5106 risultano inesatti o incompleti, CBP può annullare immediatamente il numero IOR. L’importatore rischia quindi di non poter proseguire regolarmente le operazioni fino al ripristino della propria posizione.
La misura rientra nell’attuazione dell’Executive Order 14411, “Strengthening Customs Enforcement”, firmato il 3 giugno 2026.

Un’impresa italiana può continuare a operare come foreign Importer of Record, assumendo direttamente la responsabilità dell’importazione negli Stati Uniti.
Questa soluzione, tuttavia, comporta controlli più approfonditi. I customs broker devono verificare l’identità dell’importatore, la validità della procura e l’attendibilità delle informazioni societarie ricevute.
Per un’esportazione occasionale, mantenere una struttura da foreign Importer of Record può ancora essere ragionevole. In presenza di esportazioni regolari, gli obblighi documentali e la maggiore esposizione a verifiche possono rendere conveniente valutare una presenza americana.
Costituire una società negli Stati Uniti, però, non offre automaticamente la qualifica di U.S. Importer of Record. La struttura deve essere reale e coerente con l’attività: una società meramente formale potrebbe non essere sufficiente.
Il miglioramento del surplus europeo e il rafforzamento dei controlli doganali non sono segnali contraddittori.
Gli Stati Uniti continuano ad acquistare prodotti europei, ma chiedono maggiore trasparenza a chi introduce merci nel Paese. Il mercato resta aperto, aumenta però la qualità organizzativa necessaria per operarvi.
"Se i dati da luglio a seguire confermano la tendenza, anche l'export italiano e tutto l'export europeo avranno un surplus eccezionale a fine anno. Dal 18 settembre, tuttavia, cambia la disciplina dell'Importer of Record: gli oneri di due diligence che il dichiarante doganale americano dovrà mettere in atto verso chi non ha un identificativo fiscale saranno tali che sarà molto più semplice creare una propria filiale e continuare ad esportare in tutta tranquillità."
— Lucio Miranda, Presidente di ExportUSA

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