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Pelliconi & C. S.p.A, azienda a conduzione familiare leader nella produzione di tappi di ogni genere, nasce nel 1939 ad Ozzano Emilia ed oggi esporta e produce in tutto il mondo.

Con due sedi in Italia, una negli Stati Uniti, una in Egitto ed otto sedi distaccate sparse per tutti i continenti, possiamo dire che Pelliconi è un’azienda di grandissimo successo. 

Il CEO Marco Checchi racconta i segreti del successo per un business negli Stati Uniti.

Come è stato il suo approccio con la cultura americana?

Il mio approccio alla cultura americana nasce molti anni or sono, ai tempi universitari quando mi laureai in lingue, con una tesi sulla letteratura angloamericana e, più precisamente, sulla simbologia americana nei romanzi di Mark Twain. Fin da giovanissimo subivo il fascino di questo paese e, nel mio io sapevo che avrei fatto di tutto per conoscerlo meglio, non solo da un punto di vista umano e culturale, ma anche dal punto di vista lavorativo. Erano gli anni ottanta, un periodo molto eccitante sotto tutti i punti di vista e gli Stati Uniti rappresentavano un punto di riferimento, nella cultura, nello sport e nell'approcciare problematiche in una maniera molto diversa dalla nostra. L'amore per la lingua e l'interesse per lo stile di vita americano, pur con tutte le sue contraddizioni, rappresentavano per me una specie di guida, ed un percorso che condividevo. Per molti anni con mia moglie, mio figlio ed un gruppo di amici abbiamo passato le vacanze estive percorrendo migliaia di miglia in automobile, in ogni angolo del paese. Pur non prevedendo il futuro, sentivo che il momento in cui avremmo investito sul suolo americano si stava avvicinando. Così nel 2010, dopo qualche anno di presenza commerciale, il sogno si avvera e apriamo la nostra prima società di produzione americana.
 

Visto il suo background culturale, che differenze riscontra tra la nostra cultura e quella americana?

La principale differenza fra la nostra cultura e quella americana è senz'altro quella della mancanza di un background storico molto lungo. Mi spiego meglio, le decisioni, di qualsiasi natura, vengono prese dall'uomo basandosi su esperienze, usi, abitudini, tutte cose legate in maniera indissolubile al passato. Anche quando crediamo di aver trovato soluzioni innovative, per la maggiore parte delle volte si tratta invece solo di modifiche a cose precedentemente già accadute. Un esempio è l'industria 4.0 di cui oggi si sente molto parlare, in realtà si tratta di una vera e propria rivoluzione simile a quella industriale avvenuta a fine '700. Chiaramente gli elementi sono molto diversi, ma l'esperienza umana che si vive oggi ricalca quella di allora. La cultura americana invece, ragiona basandosi principalmente sul presente e sul futuro e non sente il bisogno di un continuum col passato. Non si rimane traumatizzati se non ci si lega al passato. Questo paradigma affonda le sue radici molto lontano, agli albori della società americana che si formò grazie all'arrivo di europei che andarono in quei luoghi, non solo in cerca di fortuna, ma anche di una vera e propria rinascita, slegata dal mondo europeo di allora. Per riallacciarmi a Mark Twain riporto uno dei migliori esempi di simbolismo americano; nelle Avventure di Hucklberry Finn quando Huck imprigionato in una capanna viene liberato dallo schiavo Jim, viene fatto uscire da un buco in una parete non dalla porta che era comunque aperta; l'allegoria della rinascita, ripulita dal passato e di avere quindi una seconda possibilità, è lampante. Comprendiamo allora come sia diversa l'interpretazione del cambiamento e del futuro fra la cultura europea e quella americana. Quest'ultima si muove molto più liberamente, meno legata a stereotipi europei, non sempre però questo significa essere migliori, ma è la diversità che affascina e che si deve cavalcare per avere successo.
 

Ha dei consigli per le aziende italiane che vogliono esportare negli Stati Uniti?

Per le aziende italiane gli Stati Uniti rappresentano un'opportunità eccezionale e spiego il perché. 

Innanzitutto la cultura industriale italiana si è sempre inserita benissimo nel tessuto americano. Gli americani in linea di massima apprezzano e rispettano l'industria italiana, presente qui fin dagli inizi della nazione. In secondo luogo vi è un aspetto che ho potuto provare personalmente ed è quello di una burocrazia, a volte complicata, ma sempre a difesa degli imprenditori onesti. Se lo spirito è questo, come si vuole sperare, ecco che il peso della burocrazia sparisce ed anzi, si rivela un fattore difensivo per chi opera onestamente. Ci si trova quindi a lavorare con uno Stato, presente, ma non nemico, non ostico. Vi è poi l'aspetto non trascurabile della dimensione del mercato, dimensione alla quale le aziende italiane non sono abituate e mi creda, se all'inizio la cosa può mettere timore, poi per l'imprenditore diventa molto stimolante. Le aziende italiane e soprattutto i loro manager si devono preparare culturalmente prima di approcciare qualsiasi mercato diverso dall'Italia e gli Stati Uniti non fanno eccezione, anzi questo può essere un mercato che se affrontato in maniera improvvisata può lasciare cicatrici profonde. Conoscerne le dinamiche e stabilire una strategia appropriata sono elementi imprescindibili per il successo.
 
Il consiglio che mi sento di dare è quindi quello di prepararsi molto bene prima di iniziare questa avventura, studiare il mercato, senza porsi continui paragoni con il nostro, ma cercare di abituarsi a vedere con "occhi americani" il più presto possibile. Cercare di liberarsi dei legami tradizionali che abbiamo con il passato senza però diluire quella che è la caratteristica di un'azienda italiana, tradizione e qualità; qui sta il vero problema, essere e pensare diversamente rimanendo legati alla propria cultura italiana, apprezzare e gustare un hamburger ma vestiti da italiani, per fare un esempio molto elementare, ma che rende l'idea. Chi riuscirà in questo ed avrà un prodotto valido avrà moltissime soddisfazioni.
 
Le difficoltà a cui vanno incontro le aziende italiane negli Stati Uniti sono molto simili a quelle che si incontrano quando si va in un paese diverso dall'Italia. Chiaramente vi sono paesi più o meno diversi da noi, ma l'approccio corretto è sempre lo stesso e per illustrarlo prenderò come riferimento il lavoro dell'antropologo. Questi studiosi affrontano lo studio dei popoli con una metodologia di ricerca etnografica che può essere utilizzata anche per preparare l'accesso ad un mercato, sia per scopi unicamente commerciali, sia per scopi di investimento industriale vero e proprio. Questa affermazione è così vera che ne è nata una disciplina specifica, insegnata soprattutto nelle università americane, che si chiama "business anthropology". Questa materia come dicevo, applica i metodi di ricerca antropologica all'azienda ed ai mercati e si occupa di formare culturalmente i manager di quelle aziende che si preparano ad andare su mercati diversi e permettere agli imprenditori/investitori di minimizzare il rischio dell'investimento. Da tempo le grandi multinazionali hanno capito quanto sia importante la conoscenza approfondita sia dell'ambiente interno che di quello esterno. Gli antropologi del business aiutano a configurare organizzazioni interne specifiche in base alla cultura del paese e aiutano le diverse funzioni aziendali ad inserirsi più facilmente nel nuovo ambiente.
 
Una delle prime cose che si debbono fare è la cosiddetta mappatura ambientale, capire cioè in quale ambiente andremo ad operare; questa si forma principalmente effettuando visite e colloqui con altri imprenditori del luogo ed istituzioni locali. In seguito si tratterà di capire di che tipo di persone avremo bisogno e come faremo a rendere "attraente" il lavoro in modo da mantenere le migliori risorse. La capacità di rendere attraente il posto di lavoro è molto importante soprattutto negli Stati Uniti dove la mobilità è altissima ed il rischio di formare persone che poi se ne vanno rappresenta una delle maggiori sfide che dobbiamo affrontare. A questo punto rimane il piano di marketing che deve, chiaramente, essere appropriato al mercato ed ai suoi partecipanti, anche qui gli antropologi saranno di grande aiuto ai commerciali.
 
Tutto questo insieme ad altri dettagli minori servirà a rendere morbido il contatto fra le due culture e propedeutico ad un successo imprenditoriale.
 
È da ricordare anche che alcuni comportamenti devono essere modificati a seconda dell'interlocutore che ci troviamo davanti, è chiaro che se ci troviamo di fronte ad un americano la comunicazione non verbale sarà molto diversa rispetto ad una persona di origine indiana. Il ritmo, l'insistenza e la gestualità devono adeguarsi, pena il fallimento della vendita o del rapporto di lavoro. Negli Stati Uniti gli italiani sono avvantaggiati dalla conoscenza storica reciproca, ma alcuni aspetti non devono essere trascurati. Un esempio per tutti è la sincerità ed il rispetto della parola data; meglio dire sempre le cose come sono nella realtà piuttosto che mentire inizialmente e trovarsi poi a gestire un problema in un secondo tempo. Nel primo caso vi troverete un interlocutore pronto ad aiutare, nel secondo ne troverete uno arrabbiato e pronto ad attaccarvi in tutte le sedi. Queste sono fra le cose più importanti per contrastare lo stereotipo dell'italiano che è quello di un approccio approssimativo e che approfitta dell'amichevolezza superficiale americana, pensando di potersi poi permettere qualsiasi cosa. Penso che gli italiani debbano essere ancora più precisi e puntuali di altri per avere successo, in quanto la maggior parte dei nostri predecessori non ha costruito una buona reputazione; amichevole e simpatica quanto si vuole, ma scarsamente riconosciuta a livello di business.

Concludo cercando di dare le motivazioni più importanti che hanno spinto la nostra azienda ad investire negli Stati Uniti:

 Mercato

È indubbio che il mercato americano sia fra i più importanti del mondo. I numeri sono impressionanti soprattutto per il rapporto abitanti e consumi.

Sfida imprenditoriale

Si tratta ovviamente di una sfida molto affascinante, per l'imprenditore, ma anche per tutti i manager che sono spinti ad un cambio di marcia molto importante, sia nel modo di lavorare ma anche, e soprattutto, nel modo di pensare. Riuscire in questo mercato apre le porte a moltissime opportunità che, ad un imprenditore preparato e attento, non possono sfuggire.  Inoltre è un mercato difficile e spietato e riuscire qui significa poter riuscire dappertutto, come dice anche una famosa canzone.
Volontà di sprovincializzarsi
L'apertura di un'azienda in un paese diverso aiuta moltissimo l'organizzazione a trasformarsi ed evolversi, portando nuove idee, nuove conoscenze e, cosa ancora più importante, a rendere esplicite le qualità del nostro management, che spesso è adagiato su una routine consolidata che non presenta particolari traumi da cambiamento. Oggi, come mai prima d'ora, le aziende hanno bisogno di persone non solo preparate, ma mentalmente disponibili a ricercare, non solo ad accettare, il cambiamento.

L'apertura mentale nell'approcciare le nuove realtà deve essere completa e, le professionalità che non accettano tali sfide sono probabilmente la causa più frequente degli insuccessi imprenditoriali in terra straniera; quindi il primo e più duro ostacolo come sempre lo abbiamo al nostro interno, risolto quello il resto è in discesa.

Quindi squadra ben preparata e motivata, studio approfondito della nuova realtà, sia interna che esterna, prodotto di qualità e servizio ineccepibile sono gli elementi che caratterizzano da sempre le società di successo in terra americana

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