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Uno sguardo dentro alla supply chain degli Stati Uniti: trasporti via mare e sdoganamento

Le rotte commerciali da un trilione di dollari tra Asia e Stati Uniti che ogni anno portano in America giocattoli, abbigliamento, elettronica e mobili sono ostruite e nessuno sa come riaprirle

Questo mese, il costo medio di spedizione di un container da 40" standard dalla Cina alla costa ovest degli USA ha raggiunto i 20.056 dollari, un vero e proprio record: è quasi il doppio di quanto costava a luglio, che era a sua volta il doppio dell’importo di gennaio. In più, il tempo di attesa per il drayage dei container dal porto si è allungato passando da una media di 3.5 giorni a ben 17 giorni. La ragione di ciò è che le attrezzature essenziali per il trasporto di merci troppo spesso non si trovano dove servirebbero e, quando ci sono, non bastano (o non ci sono) i camionisti o magazzinieri che dovrebbero adoperarle.

Mentre gli americani sono furiosi, sembra che i problemi di rifornimento che all’inizio della pandemia erano stati considerati temporanei saranno protratti fino al 2022, alimentando l’inflazione, indebolendo la crescita economica e mettendo in discussione il modello economico globale che ha prevalso per tre decenni.

La supply chain contorta di oggi sta costringendo le aziende a effettuare ordini precauzionali per evitare l’esaurimento delle scorte, il che non fa che aumentare la pressione sui lavoratori del settore. Così, i consumatori si trovano ad affrontare prezzi più alti e sperimentano in prima persona la carenza di automobili, di scarpe per bambini e attrezzi da ginnastica, il tutto mentre la stagione dello shopping natalizio incombe.

Per movimentare efficientemente le merci dalle fabbriche in Cina / Asia al mercato Americano serve maggior coordinamento tra navi cargo, terminali export, camionisti, i fornitori di trattori e motrici e rete ferroviaria

La situazione potrebbe peggiorare ulteriormente prima di dare segnali di ripresa. La causa di tale aggravamento è legata al fatto che le supply chain globali non sono costruite per sostenere questo tipo si situazioni

Le conseguenze negative della crisi sanitaria sono la ragione principale dell’aumento delle tariffe di trasporto e dei ritardi nelle consegne. Gli americani intrappolati a casa hanno ridotto drasticamente le spese in ristoranti, cinema ed eventi sportivi e hanno indirizzato i consumi verso beni come computer portatili e biciclette, innescando una aumento di importazioni che ha sopraffatto il canale delle spedizioni delle merci via mare.

D’altro canto, la pandemia ha anche messo in luce le debolezze nell’apparato infrastrutturale dei porti americani: carenze di investimenti nei porti chiave, controversi tagli del lavoro nell’industria ferroviaria e un’incapacità cronica di collaborare da parte dei principali attori statunitensi. Insomma, è come avere un’orchestra con molti primi violini e nessun direttore, dove nessuno è veramente al comando.

La congestione nei porti e in altri punti del sistema intermodale degli Stati Uniti è diventata un fattore di rischio per la posizione competitiva del mercato americano

Quando la filiera USA funziona le merci viaggiano tranquillamente, come se fossero trasportate da un fiume. Oggi però un collo di bottiglia segue l’altro.

In una situazione normale accadrebbe questo:

  1. Nel momento in cui è disponibile un ormeggio per la nave cargo, gli scaricatori di porto sollevano i container con le gru e li posizionano per trasferirli nell’entroterra americano tramite camion o treno;
     
  2. Idealmente, un camionista avvisato della presenza della merce arriva al terminal e trova un trattore o motrice per movimentare il container in attesa;
     
  3. ll container viene messo a bordo e il camionista lo porta fino al magazzino americano del cliente.

Troppo spesso una congestione sorta altrove inceppa e blocca l’operatività del porto. Di conseguenza, i distributori con magazzini pieni non possono inviare autisti per raccogliere container aggiuntivi e molti carichi rimangono fuori dai magazzini per giorni in attesa di essere scaricati, lasciando i porti a corto di attrezzature fondamentali. I container, quindi, restano fermi nei depositi portuali più a lungo del previsto, impedendo alle navi di scaricare nuovi container alimentando il circolo vizioso dei ritardi nello sdoganamento e scarico dellamerce in America.

Con il potenziamento delle infrastrutture americane e dele tecnologie per favorire la cooperazione di tutti gli attori in gioco sul territorio americano sarà possibile decongestionare la supply chain degli Stati Uniti e riaffermare la leadership del mercato USA

Una maggiore condivisione dei dati commerciali per scopi di pianificazione (come accade nel porto di Rotterdam grazie al software PortXchange) consentirebbe di collocare meglio attrezzature e personale nei punti nevralgici della catena di approvvigionamento americana. Allo stesso modo, un investimento massivo sulle infrastrutture ferroviarie eliminerebbe dalle autostrade migliaia di viaggi giornalieri di camion, alleviando la congestione nei porti USA. E in effetti molte aziende di logistica (e non) americane non vogliono ampliare troppo la loro capacità operativa: il pericolo è che al ritorno alla normalità le loro strutture si ritrovino stipate di camion, telai o navi cargo bloccando nuovamente la catena, per non parlare degli esorbitanti costi richiesti per potenziare la capacità logistica.

La soluzione si trova a monte: gli Stati Uniti devono investire su infrastrutture e personale per trasporti e sdoganamento

Sono tutti consapevoli della situazione storica atipica in cui il mercato si trova. Ma dato che le prospettive per gli Stati Uniti sono ottimistiche perché non pensare subito al modo per velocizzare il passaggio? Innanzitutto, occorrono politiche di sostegno per garantire alle aziende che operano in America di non sprofondare a causa dei costi abnormi dei rifornimenti extra-US. Altrettanto essenziale è concentrare gli sforzi degli investimenti del governo federale nel miglioramento di porti, ferrovie e rotte di approvvigionamento via mare, perché le congestioni si verificano nel momento in cui una singola parte della struttura logistica si ingorga.

Per quel che riguarda gli Stati Uniti, è di vitale importanza evitare dipendenze e vulnerabilità che provengano dall’esterno, che è proprio quello che il Presidente Biden vuole ottenere attraverso il piano di investimenti infrastrutturali annunciato qualche mese fa. Le parole d’ordine sono insomma investimenti, sviluppo, ammodernamento delle infrastrutture e capitale umano.

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