Sempre maggiore la ricerca degli americani per prodotti di origine straniera.





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15/10/2020

Il 95% dell'olio extra vergine d'oliva consumato negli Stati Uniti proviene dalle esportazioni.

I paesi europei sono tra i maggiori produttori, ma più nel dettaglio troviamo l'Italia ancora una volta tra le nazioni al vertice. Beneficiando dei dazi introdotti nelle esportazioni agroalimentari verso altri paesi concorrenti dell'UE, come la Spagna, il mercato del nostro paese ha confermato i numeri in crescita da più di 10 anni.

Gli Stati Uniti d'America rappresentano la prima destinazione dell'olio extravergine d'oliva italiano.

Secondo i dati ISTAT, nel periodo gennaio-luglio 2019 le vendite hanno raggiunto le 57mila tonnellate di volume, un + 7,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'olio da solo rappresenta il 10% dell'intero flusso nazionale di esportazioni. Con 545 milioni di dollari nel 2019, supera pasta e vino in termini di vendite negli Stati Uniti.

Si prevede un mercato in crescita anche visti i nuovi trend di consumo modificati dalla crisi Covid: gli americani consumano più pasta e carboidrati e cucinano a casa più frequentemente.

L'attenzione al prodotto biologico, iniziata più di 10 anni fa, è oggi sempre più rilevante. La tendenza al consumo di prodotti più sani è guidata principalmente dal progresso delle giovani generazioni, che apprezzano sempre di più il cibo sano e biologico.

Il 60% dei consumi è assorbito dalla popolazione italo-americana, residente nei centri di New York, San Francisco, Boston, Los Angeles, Philadelphia, Miami e Chicago dove è concentrata la maggior parte della ricchezza statunitense e di conseguenza dove c'è maggiore disponibilità a pagare per un prodotto Made in Italy di qualità.

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