Come difendere i margini sul mercato USA con inflazione e dazi: le strategie operative

Dai prezzi USA post‑Covid ai protocolli doganali: cosa devono sapere oggi imprenditori e aziende che esportano negli Stati Uniti

Manuela Donghi ha intervistato Lucio Miranda di ExportUSA durante la trasmissione "Next Economy "su Giornale Radio La Radio libera di informare.


Di cosa si è parlato?

Per mitigare l'impatto dei dazi USA (stabilizzati al 15% su alcune categorie), le aziende italiane che esportano negli Stati Unti devono adottare due strategie immediate: l'analisi della classificazione doganale e lo scorporo in fattura delle componenti non daziabili (come trasporto, imballaggio o servizi). Inoltre, le aziende con un volume di export superiore ai $4-5 milioni all'anno possono attivare specifici protocolli d'importazione in grado di ridurre l'impatto tariffario fino al 30-40%, con possibilità di richiedere il rimborso sui 180 giorni precedenti.

previsioni e andamento inflazione negli stati uniti

Prezzi USA: aumenti reali, margini raddoppiati

Lucio Miranda evidenzia un punto spesso ignorato: dal 2020, nella maggior parte dei settori non-tech e non-finance, i profitti delle aziende statunitensi non sono semplicemente cresciuti: si sono moltiplicati.
In molte categorie di consumo, i prezzi finali sono saliti più dei costi, riflettendo margini ampliati piuttosto che pura inflazione.

Da qui la distinzione essenziale: inflazione e potere d’acquisto non coincidono.
Anche se l’inflazione “ufficiale” rallenta, i prezzi restano elevati, erodendo il potere d’acquisto dei consumatori.
 

Dazi USA-UE: equilibrio precario e nuova negoziazione

Dopo il picco di agosto, la situazione dei dazi sembra stabilizzarsi: resta il dazio del 15%, mentre continua a pesare l’extradazio legato al contenuto di acciaio, alluminio e rame.

Si apre però un nuovo scenario negoziale:
L’Europa chiede l’eliminazione degli extradazi e il ritorno ai dazi preesistenti su molti prodotti alimentari e agricoli.

Gli Stati Uniti condizionano l’accordo alla rimozione delle barriere non tariffarie europee e all’abbandono della web tax e del Pillar 2 per le multinazionali.

Un equilibrio complesso, che richiede attenzione strategica da parte delle imprese esportatrici.
 

Cosa devono fare ora le imprese italiane

Lucio Miranda indica un percorso preciso per ridurre l’impatto doganale:

  1. Classificare correttamente il prodotto, analizzando la voce doganale effettiva.
  2. Applicare tecniche di scorporo in fattura, togliendo dal valore imponibile elementi non daziabili.
  3. Utilizzare protocolli di importazione che permettono a molte aziende con volumi > 4–5 milioni di dollari di ridurre i dazi del 30–40%.
  4. Richiedere rimborsi retroattivi per le importazioni degli ultimi 180 giorni, se i protocolli sono applicabili.
Aspetto Senza strategie doganali Con analisi e protocolli di importazione
Impatto medio del dazio sulle importazioni future Pagamento del dazio pieno sull’intero valore in fattura. Riduzione stimata dell’impatto del dazio del 30-40%.
Gestione delle voci in fattura Tutte le componenti sono incluse nella base daziabile. Scorporo di costi non daziabili (servizi, componenti accessorie, ecc.) per ridurre la base imponibile.
Recupero dazi su importazioni pregresse Nessuna possibilità di rimborso praticata. Possibile richiesta di rimborso per le importazioni degli ultimi 180 giorni.
Soglia di convenienza per l’azienda esportatrice Qualsiasi volume di export verso gli Stati Uniti. Particolarmente efficace per export annuo verso gli USA di almeno 4-5 milioni di dollari.


La trascrizione dell'intervento a Next Economy

Manuela Donghi:
Poco fa abbiamo parlato dei prezzi negli USA che a quanto mi dicono sono aumentati.

Lucio Miranda:
Sì, i prezzi sono aumentati già dal 2020. Noi abbiamo fatto un'analisi come ExportUSA di quanto sono aumentati nel frattempo i profitti delle aziende, delle aziende non-tech, non-finance, quindi delle aziende che si occupano di produrre e vendere prodotti al consumatore. Dal 2020, dal dopo Covid, i profitti di queste aziende si sono moltiplicati, non cresciuti, ma moltiplicati. Questo cosa vuol dire? Che per dirla all'italiana ci hanno marciato, quindi i prezzi sono saliti, però i profitti sono saliti ancora di più. Vuol dire che, insomma, tanti di questi prezzi che sono saliti non sono dovuti a un aumento dei costi, ma dall'opportunità che le aziende hanno visto per poter aumentare i loro profitti.
Questo sicuramente è un elemento. L'altra cosa da dire è che c'è da fare una differenza tra inflazione e potere d'acquisto. Se i miei prezzi oggi raddoppiano, io dico che ho un'inflazione del 100%, però poi se il mese dopo non aumentano più, io dico che ho l'inflazione zero. Però intanto i prezzi sono raddoppiati e il mio potere d'acquisto è diminuito. Questo è un po' quello che veramente qua si sta vivendo adesso.

Manuela Donghi:
Tema dazi, a che punto siamo? E soprattutto, cosa possono fare le imprese italiane per parare i colpi?

Lucio Miranda:
Per quanto riguarda i dazi, dopo il primo scossone che si è concluso con gli annunci dei dazi del 3 agosto, forse abbiamo trovato una prima fase di serenità. Nel senso che adesso, ormai da mesi, è consolidato che il dazio è del 15% e poi abbiamo invece l'extradazio sul contenuto d'acciaio, alluminio e rame. Adesso si sta aprendo un nuovo scenario, che è quello di una rinnovata negoziazione tra Stati Uniti ed Europa, proprio sul discorso acciaio. Quindi da una parte abbiamo l'Europa che dice che bisogna eliminare gli extradazi sull'acciaio e poi vorrebbe anche che questi prodotti (una sfilza di prodotti del comparto agricolo e alimentare), vorrebbe anche che tutta questa lista di prodotti non avessero più il dazio del 15% ma tornassero a quello vecchio.
Dall'altra parte abbiamo l'America che dice che va bene, però dall'altra parte vuole che la UE elimini le barriere non tariffarie e poi si impegni veramente a implementare quello che aveva promesso qualche mese fa, ovvero di eliminare la web tax e di rinunciare alla tassazione prevista dal Pillar 2 dell'OECD (o Secondo Pilastro) per le multinazionali oltre i 750 milioni di euro di fatturato. Perciò adesso il prossimo punto sarà questo.

Manuela Donghi:
Quindi come fare per dare informazioni utili visto che voi di ExportUSA vi occupate di questo, aiutare le imprese italiane a fare business negli Stati Uniti?

Lucio Miranda:
Cosa fare da questo momento in avanti? C'è una cosa semplice da fare che è quella di analizzare bene il prodotto, capire bene qual è la classificazione doganale e poi ci sono alcune tecniche di scorporo in fattura per eliminare dalla fattura tante cose che sono normalmente incluse nel prezzo ma che potrebbero essere scorporate perché non sono daziabili, quindi questa è la prima cosa a cui nessuno pensa. 
E poi per aziende che hanno un volume di esportazione verso gli Stati Uniti di diciamo 4 o 5 milioni di dollari almeno all'anno, esistono due diversi protocolli di esportazione che possono essere utilmente utilizzati per ridurre del 30 o anche del 40 per cento l'impatto del dazio.

Manuela Donghi:
Quindi si possono ottenere delle compensazioni anche decisamente significative prestando attenzione a questo?

Lucio Miranda:
Sì, diciamo che la cosa ha due componenti: 1) se si applicano questi protocolli di importazione di qui in avanti l'impatto del dazio sui tuoi prodotti può scendere del 30-40 per cento; 2) se si capisce che questi protocolli di importazione possono essere utilmente utilizzati dall'azienda si può anche considerare il fatto di fare richiesta di rimborso per tutte le importazioni fatte nei 180 giorni precedenti.

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