
TASSAZIONE
Note di fiscalità americana
Un esempio di come evolvono le norme sulla tassazione negli Stati Uniti
Aggiornamento del 27 Luglio 2026
La minaccia di dazi ritorsivi da parte degli Stati Uniti è legata originariamente all'imposizione della Web Tax da parte di diversi paesi europei tra cui l'Italia. La multa a Google di 890 milioni di euro da parte della Commissione Europa ha esacerbato la diatriba ma la questione sul carattere discriminatorio della web tax era già sorta nel corso della presidenza Biden.
Da sottolineare anche che le multinazionali tecnologiche come Google, Amazon, Apple, Facebook / Meta, non evadono le tasse nè le eludono. In realtà sfruttano a loro vantaggio una struttura fiscale antiquata che male si adatta alla tassazione dei servizi digitali.
Adottare una tassazione basata su un concetto di Nexus, invece che su quello della stabile organizzazione, risolverebbe alla radice il problema. Si potrebe infatti costruire una fattispecie di Nexus fiscale tale per cui la tassazione è dovuta nel paese in cui il servizio viene goduto. In questo modo anche se la sede legale ed operativa è, per esempio in Irlanda, la tassazione dei redditi generati dall'erogazione di servizi goduti in Italia avverrebbe in Italia.
Aggiornamento del 30 Aprile 2025
La Web Tax in Italia ha una aliquota del 3% applicata sui ricavi lordi. La Web Tax è conosciuta anche come DST - Digital Service Tax. Per come sono strutturati i trattati internazionali contro la doppia imposizione, si tratta di una forma di tassazione che risulta in una doppia imposizione.
Nel contesto della più ampia disputa commerciale e sui dazi con gli Stati Uniti, si riaccende la controversia sulla Web Tax, altrimenti detta DST - Digital Service Tax, imposta da diversi paesi europei tra cui l'Italia, sui redditi generati dalla vendita di servizi digitali da parte delle grandi società tecnologiche americane come Google, Microsoft ad esempio.
Le imposte sui redditi derivati dalla vendita di servizi digitali sono imposte riscosse sui ricavi [lordi] generati dalla vendita di determinati servizi digitali, come la pubblicità online ad esempio, le attività di intermediazione digitale, e la vendita di dati degli utenti, da parte di società tecnologiche multinazionali che presentano ricavi superiori a determinate soglie.
In un paper preparato da ExportUSA e presentato in passato a diversi livelli governativi, è stata proposta una soluzione che permettesse la tassazione dei redditi generata dalla vendita di servizi digitali rimanendo nell'alveo dei principi generalmente accettati nell'ambito della tassazione internazionale dei redditi. Si trattava di una proposta innovativa per l'Europa, capace di superare le limitazioni di un concetto, quello della stabile organizzazione, di stampo medievale, che è stato completamente superato dalla realtà economica e dall'avanzamento della tecnologia e delle abitudini di consumo e di acquisto.
In questo contesto, il 21 febbraio 2025, infatti, il Presidente Donald Trump ha emesso un memorandum presidenziale con cui ha segnalato l'intenzione di adottare provvedimenti relativi a misure fiscali e regolamentari che colpiscono i fornitori statunitensi di servizi digitali. Sebbene il Memorandum per ora non imponga alcun rimedio specifico, richiede però uno studio e raccomandazioni su eventuali contromisure appropriate (ad esempio, dazi doganali volti a contrastare le imposte sui servizi digitali - DST) Il Memorandum incarica l'Office of the U.S. Trade Representative (USTR), il Dipartimento del Commercio, il Dipartimento del Tesoro e il Senior Counselor del Presidente per il Commercio e la Manifattura di:
L'obiettivo primario è quello proteggere società tecnologiche americane come Google, Amazon, Microsoft, eBay, etc. da quelle che l'amministrazione Trump ritiene pratiche fiscali discriminatorie e ingiuste adottate da paesi esteri.
| PAESE | ALIQUOTA | REDDITI TASSATI | |
|---|---|---|---|
| Austria | In vigore | 5% | Pubblicità |
| Belgio | Dal 2027 | 3% | Pubblicità; intermediazione; trasmissione dati |
| Rep. Ceca | In sospeso | 5% | Pubblicità; servizi digitali |
| Danimarca | In vigore | 2% | Streaming video |
| Francia | In vigore | 3% | Pubblicità; interfacce digitali; dati utente |
| In vigore | 1,2% | Streaming video | |
| Ungheria | In vigore | 7,5% | Contenuti multimediali; pubblicità |
| Italia | In vigore | 3% | Pubblicità; interfacce digitali; dati utente |
| Polonia | In vigore | 1,5% | Streaming video |
| Proposta | 7% | Servizi digitali | |
| Portogallo | In vigore | 4% | Streaming video |
| Slovenia | Proposta | — | Pubblicità; dati utente |
| Spagna | In vigore | 3% | Pubblicità; dati utente |
| Turchia | In vigore | 7,5% | Pubblicità; social media |
| UK | In vigore | 2% | Marketplace; social media; motori di ricerca |
| Norvegia | Annunciata | — | Possibile introduzione in assenza accordo OCSE/G20 |
Aggiornamento del 2 Agosto 2023
Leggi anche: Novità sulla tassazione dei servizi digitali negli Stati Uniti
Il 21 luglio 2023, l'Internal Revenue Service (IRS, l'Agenzia delle Entrate americana) ha pubblicato la "Notice 2023-55" per correggere l'onere imposto, in certe situazioni, dall'impossibilità di usufruire del credito d'imposta da parte delle aziende americane che operano all'estero in seguito alla revisione della normativa in materia emessa dall'IRS a fine 2022.
Secondo i principi fiscali americani come stabiliti dalla predetta normativa, i requisiti che un'imposta estera deve soddisfare per essere considerata un "imposta sul reddito" (o un'imposta "in luogo di" un'imposta sul reddito) erano consolidati da sempre in base a criteri stabiliti inizialmente in sentenze giudiziarie e orientamenti amministrativi, successivamente incorporati nelle norme fiscali americane fin dal 1983.
Tali regole erano rimaste per lo più invariate fino alle Regolamentazioni Finali del 2022, che hanno aggiunto alcune rigorose condizioni affinché un'imposta straniera possa essere considerata come "imposta sul reddito" [e quindi permettere il recupero delle tasse pagate attraverso il meccanismo del credito d'imposta] includendo in particolare:
L'introduzione del nuovo "requisito di attribuzione", in base al quale ... (b) un'imposta straniera applicata ai non residenti del paese estero deve attribuire i ricavi lordi e i costi in base alle attività del non residente nel paese estero, utilizzando "principi ragionevoli", simili a quelli codificati dalle norme fiscali americane, per determinare il "reddito tassabile effettivamente connesso". In altre parole, il fondamento per la tassabilità non può basarsi semplicemente sul paese in cui l'attività si è svolta o su altri criteri legati solo alla localizzazione.
Adesso, ed in via temporanea, le aziende americane possono invece optare per il trattamento fiscale ante 2022 e quindi essere sicure di poter sempre recuperare, per il tramite del meccanismo del credito di imposta, le tasse pagate all'estero sui redditi generati all'estero.
Questa facoltà ha però un'eccezione che stabilisce che le imposte straniere il cui calcolo è basato sui ricavi lordi o sul reddito lordo non soddisfano il "requisito di reddito netto" e quindi non possono essere ammesse al beneficio del credito d'imposta generando quindi una doppia tassazione (ad eccezione del caso di un'imposta straniera il cui calcolo è basato esclusivamente su redditi da investimenti non derivanti da un'attività commerciale). Questa eccezione è intesa a prevenire l'accreditamento delle imposte sulle prestazioni digitali imposte alle aziende tecnologiche, la cosiddetta Digital Service Tax che diversi paesi europei, Francia in testa, avevano tentato di introdurre nel 2018/2019 cassando poi l'idea a seguito della minaccia di ritorsione da parte degli Stati Uniti che avevano definito questa nuova imposta come discriminatoria [e noi di ExportUSA concordiamo..]
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