Visione americana dei rapporti commerciali tra America ed Europa

22/06/2019

Relazioni commerciali Europa - Stati Uniti: Aggiornamento sulla Politica Commerciale Americana

Il discorso dell'ambasciatore Sondland durante la riunione del Gruppo europeo dei Riformisti e Conservatori, sulle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Unione europea




Sondland - Ambasciatore americano presso la EU



L'intervento dell'Ambasciatore degli Stati Uniti presso l'Unione Europea riassume, in modo estremamente chiaro, le dinamiche della politica commerciale americana inaugurata dall'Amministrazione Trump

Il discorso dell'Ambasciatore vuole contestualizzare le modalità con cui gli USA affrontano il commercio internazionale: un riassunto conciso, chiaro ed estremamente accessibile

Riportiamo, di seguito, il discorso tenuto lo scorso 9 Aprile da Gordon Sondland (Ambasciatore Americano presso l'Unione Europea) durante un incontro alla sede del Partito europeo dei Riformisti e Conservatori (ECR) a Bruxelles.

European Conservatives and reformists group; terzo gruppo politico all'interno del parlamento europeo

Consigliamo la lettura di questo articolo a chiunque sia interessato al commercio internazionale in generale, e alle relazioni commerciali tra Europa e Stati Uniti, in particolare.

I lettori potranno far luce sulle ragioni strategiche alla base della politica estera americana di lungo periodo, inaugurata dall'Amministrazione Trump. Completa di esempi e di riferimenti a casi di successo, indica anche la strada per riorganizzare le relazioni commerciali tra Europa e America.

L'intervento originario è stato fatto in inglese. ExportUSA lo ha tradotto in italiano partendo dalla trascrizione fornita sul sito della Missione Americana presso l'Unione Europea che può essere visionata su questa pagina:

https://useu.usmission.gov/ambassador-sondlands-remarks-at-the-european-parliament-ecr-group-discussion-on-u-s-eu-trade/ 

Il lettore tenga quindi presente che eventuali sfumature di significato, possono essere state perse o modificate dalla traduzione e che, per un'analisi autentica delle parole dell'Ambasciatore Sondland, serve rifarsi esclusivamente alla trascrizione contenuta nel link sopra citato. La traduzione di ExportUSA è fornita unicamente a titolo di segnalazione dell'evento.



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Martedì 9 Aprile 2019
Bruxelles, Belgio

Buongiorno, e grazie a Syed Kamall, Emma Mc. Clarkin e al resto dell' ECR per avermi ospitato qui oggi.

A questo punto, penso che molti di voi sappiano già dove mi pongo sulle questioni chiave e le sfide nelle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Europa.

Ho cercato di essere molto sincero sia durante i miei discorsi in pubblico, che durante le interviste ai media. Sebbene Europa e Stati Uniti condividano valori comuni, non è costruttivo ignorare via le nostre differenze. Credo davvero che molte persone si aspettino uno scambio onesto che muova l'ago della bilancia.

Penso che molti in questa sala condividano il mio pensiero e adottino una visione a lungo termine quando si tratta delle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Europa. Tenendo questo presente, non sono venuto qui oggi per lamentarmi o per tenere una conferenza: preferirei cogliere questa opportunità per parlare di strategia del commercio internazionale.

Nonostante i discorsi che si sentono quotidianamente, gli USA sono aperti alle imprese e lavorano attivamente per migliorare le relazioni del commercio globale in modo da consentire anche all'Europa di beneficiarne.

Potrete non apprezzare le modalità con cui questa amministrazione sta operando, o le tattiche attuate, ma il tempo in cui si chiudeva un occhio è passato. Gli Stati Uniti intendono affrontare gli squilibri nel commercio globale del 21° secolo sviluppando azioni quali: la lotta contro le barriere protezionistiche ingiustificate, il superamento delle lacune nelle regole dell'OMC, e lo sviluppo di una politica industriale non di mercato.

Mentre negli Stati Uniti stiamo lanciando e finalizzando importanti accordi commerciali (alcuni pubblici, altri no), l'UE sta ancora cercando di raggiungere un accordo sui mandati negoziali. Per dirla in parole povere, abbiamo bisogno di Bruxelles per collaborare insieme.



Un ruovo ruolo per l'OMC - Organizzazione per il Commercio Internazionale

Stiamo lavorando sodo per riformare l'OMC [Organizzazione Mondiale per il Commercio Internazionale] e renderla maggiormente efficace ed operativa nei confronti dei suoi membri. Ad esempio estendendo i poteri dell'Organo d'appello considerati troppo limitati.

Rifiutiamo le accuse di non partecipare attivamente all'OMC: la realtà é che gli USA sono tra i più forti difensori di questo organo di tutela del commercio internazionale.

La nostra annosa esperienza alla guida dell'OMC, infatti, ci ha fatto considerare in maniera molto chiara in cosa consisteranno le sfide future. Secondo la nostra valutazione, i membri stanno cominciando ad affrontare ora, per la prima volta, problematiche che si sono protratte senza una vera soluzione per molti anni.

Stiamo cercando di fare della Cina un membro responsabile della comunità commerciale internazionale: sappiamo che i guadagni a lungo termine supereranno di gran lunga qualsiasi interruzione di breve termine.

Mentre gli Stati Uniti e l'Unione europea stanno perdendo tempo con piccole schermaglie quali le blacklist e il riciclaggio di denaro, i cinesi stanno acquisendo preziose proprietà intellettuali.

La Cina si sta espandendo in punti strategici in tutto il mondo, anche in Europa. Ciò avrà conseguenze di vasta portata. Nonostante ciò, l'UE sembra più intenzionata a vendere un pò di più a New York o a impedire alle bistecche americane di raggiungere i tavoli di Berlino, che a concentrarsi su aspetti veramente importanti.

Abbiamo bisogno che l'UE assuma una visione strategica del commercio internazionale, piuttosto che una posizione inutile, eccessivamente reazionaria.

Regolamenti e altri tipi di barriere commerciali non tariffarie, tra cui l'anti-americanismo sottilmente velato rappresentato dalle tasse esorbitanti su Google, non sono un modello sostenibile se l'UE desidera rimanere un concorrente competitivo sulla scena mondiale.

Barriere come queste soffocano l'innovazione, la crescita e la creazione di posti di lavoro (intendo sia le operazioni delle società statunitensi in Europa che le start-up europee). Non è un modo per far crescere un'economia.

Durante una mia missione a fine Marzo negli USA, ho incontrato diverse imprese americane situate sulla costa occidentale, molte delle quali hanno operazioni significative in Europa.

Alcune di queste aziende stanno crescendo attraverso l'espansione organica, alcune attraverso acquisizioni. Ma tutti stanno creando posti di lavoro per gli europei e tutti pagano le tasse in Europa. Tuttavia, vi sono preoccupazioni reali sul fatto che fare affari in Europa e con l'Europa stia diventando sempre più difficile.

Il rovescio della medaglia é che centinaia di startup europee si sono rivolte a luoghi come la Silicon Valley per crescere o addirittura ricollocare la loro attività. La maggior parte di queste società necessitava di accesso ai finanziamenti per sviluppare le proprie attività e molti si sono mossi per evitare tutti quegli ostacoli burocratici che impediscono la crescita.

Solo per fornire un esempio, vorrei evidenziare un recente vincitore del Dipartimento per l'innovazione del commercio degli Stati Uniti - Prodsmart. Questa azienda è una start-up portoghese che ha recentemente trasferito la propria sede dal Portogallo a San Francisco. Prodsmart fornisce analisi in tempo reale per linee di produzione e attività produttive. 

Si tratta di un Manufacturing Execution System (MES) di crowdsourcing che trasforma qualsiasi negozio in una fabbrica digitale intelligente, utilizzando dispositivi mobili per raccogliere i dati di processo direttamente dall'officina, eliminando la carta e fornendo analisi in tempo reale che consentono di ridurre gli sprechi e migliorare l'efficienza.

Questo è solo un esempio: aziende europee come Skype, Transferwise, Criteo e PromoRepublic hanno sfruttato l'ambiente innovativo o le maggiori opzioni di finanziamento così facilmente disponibili negli Stati Uniti.

Questo dovrebbe fare alzare le antenne all'Europa. Voglio collaborare con l'UE per far sì che l'innovazione avvenga sia in Europa che negli Stati Uniti. Non c'è assolutamente alcun motivo per gli Stati Uniti di avere un monopolio [per lo sviluppo di startup innovative].

Come può accadrere tutto questo? Penso in gran parte attraverso una leadership più visionaria e alla volontà di accettare il fatto che il protezionismo difensivo non funziona più nella quarta rivoluzione industriale.

Tra un minuto parlerò del commercio e di alcune altre parti della nostra relazione. Ma prima di farlo, vorrei chiarire una cosa. Mentre a volte gli Stati Uniti e l'UE non sono d'accordo sulle strategie, condividiamo sempre lo stesso obiettivo: migliorare la sicurezza reciproca e la nostra prosperità. Le nostre differenze vengono urlate nei titoli di giornali, ma ciò che molto spesso viene trascurato è la nostra volontà di collaborare.

Da quando sono arrivato a Bruxelles, ho cercato di chiarire una cosa: gli Stati Uniti e l'Unione europea lavorano meglio quando lavorano insieme. Sfortunatamente, questa semplice idea troppo spesso si perde nel trambusto che si genera quando si corre per porre rimedio a problemi che noi stessi creiamo.

Allo stesso tempo, ho anche chiarito che non possiamo dare nulla per scontato. Se non aggiustiamo quelle che ora sono piccole irritazioni nella nostra relazione, fra non molto rischieremo di farla a pezzi. Siamo buoni partner e questo è importante, troppo importante per lasciare andare tutto alla deriva. Dobbiamo lavorare insieme per rimetterci in marcia.

Stati Uniti e UE stabiliscono standard globali che garantiscono sicurezza e salute: forniamo quindi un esempio per le democrazie in erba. Collaboriamo per contrastare la minaccia dei terroristi, isoliamo i regimi canaglia e forniamo assistenza allo sviluppo e risposta ai disastri nei paesi più a rischio. Affrontiamo Cina, Russia e attori del mondo che non condividono la nostra visione o i nostri valori e che stanno attivamente lavorando contro tutti.

Nel peggiore dei casi, siamo distratti da sfide che sono invece facilmente risolvibili. Sprechiamo tempo in infinite discussioni che non producono risultati, nonostante noi si cerchi di raggiungere lo stesso obiettivo. Diamo un'occhiata al commercio, per esempio.

Un PIL di quaranta trilioni di dollari. Uno stock di $ 5 trilioni di investimenti diretti esteri a due vie che alimenta un commercio annuale di poco più di $ 1,2 trilioni di beni e servizi, e che sostiene 16 milioni di posti di lavoro su entrambe le sponde dell'Atlantico. È un numero enorme.

Sono arrivato a Bruxelles lo scorso luglio altamente ottimista. Sono stato chiamato a servire il governo, ma provengo dal mondo degli affari, e mi ha fatto piacere che, dopo anni di stallo, i presidenti Trump e Juncker si siano incontrati a Washington il 25 luglio 2018.  In quel giorno, entrambi si sono impegnati a rendere le relazioni commerciali U.S.-UE più libere, più giuste e più reciproche. Il presidente Trump, che piaccia o no, è un uomo d'azione, e sembrava che le cose si fossero messe in moto.  Da allora, abbiamo fatto pochi progressi, infatti USTR Lighthizer ha appena comunicato al Congresso che i nostri negoziati commerciali sono in una situazione di stallo totale.



Il tema dell'agricoltura nei negoziati commerciali tra Stati Uniti ed Europa

Uno dei punti chiave è l'agricoltura. Da quando sono entrato in carica, ho sentito parlare di questa linea rossa ancora e ancora e ancora, come se il cibo e la cultura fossero in qualche modo sacri unicamente per l'Europa. I nostri agricoltori e allevatori sono altrettanto importanti per noi, e la questione è altrettanto sentita negli Stati Uniti. I nostri agricoltori parlano inglese, e alcuni dei vostri potrebbero parlare francese, ma le loro preoccupazioni e la loro influenza nel governo sono ugualmente importanti.  Se i nostri negoziati commerciali devono andare avanti, l'agricoltura deve essere inclusa. Tuttavia, questo non è un gioco a somma zero.

Dobbiamo semplicemente accettare di negoziare liberamente e in modo equo e lasciare che il mercato sia l'arbitro definitivo. Lasciamo che sia il mercato a decidere. Ci saranno vincitori e vinti da entrambe le parti, in agricoltura e in altri settori. La chiave è che le regole del gioco siao uguali per tutti.

Ho parlato con molti leader del settore in Europa ed é come se l'UE non prestasse attenzione alle loro esigenze e preoccupazioni, e questi sono uomini d'affari europei, non uomini d'affari americani. Le aziende ci esortano a raggiungere un accordo in un ragionevole lasso di tempo per ridurre l'incertezza del mercato e prevenire un'escalation [della tensione sul commerci internazionale].

Gli elementi più importanti che l'amministrazione Trump porta nelle nostre discussioni commerciali sono la serietà e l'urgenza. E, per essere sinceri, più la leadership dell'UE gioca il gioco del ritardo, più cresce il risentimento dell'America. Alla fine, non avremo scelta e useremo le leve che abbiamo per riallineare la relazione. Per essere chiari, tale leva è l'accesso a determinati settori del mercato statunitense.

Ma non importa quello che dico, alcuni ritengono che possano ritardare e aspettare che l'attuale Presidente americano venga sostituito da un altro Presidente. Il problema è che quella tattica in realtà non funziona perché è molto probabile che qualsiasi sia la parte politica del prossimo Presidente, quest'ultimo richiederà comunque un riallineamento [delle relazioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa].  Lasciatemi fare un esempio: di recente ho avuto l'opportunità di scortare alcuni dei leader più influenti del partito democratico, tra cui la presidente della Camera, Nancy Pelosi, all'incontro con i funzionari dell'UE. In quelle riunioni è stato chiarissimo che mentre i Democratici sono in disaccordo con il Presidente su molte questioni, quando si tratta di correggere il nostro squilibrio commerciale con l'UE non ci sono differenze tra di loro. Nessuna.



NATO e difesa comune europea

Oltre agli scambi, continueremo a lavorare con partner UE, che sono anche alleati nella NATO, per aumentare le loro spese in linea con la richiesta del presidente Trump per gli alleati di rispettare il loro impegno a spendere il 2% del PIL. Un'Europa sicura è anche quella in cui alleati e partner cooperano alla mobilità militare.  Gli alleati della NATO e gli Stati membri dell'UE devono essere in grado di spostare in modo rapido e affidabile attrezzature e personale militare per rispondere alle minacce. Mentre l'UE delibera anche dove e come effettuare investimenti come parte delle sue nuove iniziative di difesa, mi impegno a garantire che gli Stati Uniti lavorino a stretto contatto con l'UE per allineare gli sforzi con le priorità di sicurezza della NATO, ma soprattutto per aprire le possibilità di fare offerte alle società statunitensi.



Accesso al mercato americano della difesa

Il governo degli Stati Uniti cercherà sempre le migliori idee e tecnologie, indipendentemente dal fatto che siano di casa o provengano da un partner di fiducia.  Proprio di recente ho sentito un gruppo di ambasciatori dell'UE ripetere un concetto che dovrebbero sapere bene essere falso: i mercati della difesa degli Stati Uniti sono chiusi alle società europee. Questa è un'informazione che circola da quando sono qui a luglio. Non è vero. Le aziende europee stanno vendendo miliardi di dollari di tecnologia militare negli Stati Uniti. Questo è il modo in cui gli USA crescono e si sviluppano. Infatti, a livello mondiale le imprese europee costituiscono la maggior parte degli esportatori di attrezzature militari negli Stati Uniti.

Solo nell'ultimo anno, la società italiana Leonardo, BAE Systems, Rheinmetall e CMI Defense si sono tutti garantiti (o sono vicini all'approvazione) di contratti di difesa multimiliardari in collaborazione con società statunitensi. E su Ricerca e Innovazione, DARPA (l'agenzia per la ricerca avanzata degli Stati Uniti) ha appena assegnato ad Airbus un contratto per partecipare al nuovo programma satellitare "Blackjack" degli Stati Uniti. Quindi, in conclusione: nessuno dovrebbe seriamente mettere in dubbio l'impegno degli Stati Uniti nei confronti delle relazioni commerciali con l'Europa.

Le aree di cooperazione non cambieranno e nemmeno saranno sospese solo perché abbiamo alcune divergenze in alcuni contesti. Allo stesso tempo, non saremo contenti di mantenere lo status quo in aree che chiaramente svantaggiano gli Stati Uniti.

Grazie, e sarei felice di rispondere alle vostre domande. 


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